Il problema non è che il team comunica poco. È che comunica male.

Più call, più chat, più aggiornamenti, eppure il team continua a perdere tempo. Perché? Perché comunicare di più non significa comunicare meglio. Il problema è la qualità della comunicazione. La comunicazione all’interno delle organizzazioni non è un semplice passaggio di informazioni, ma il tessuto connettivo che modella l'esperienza psicologica dei lavoratori. Dal punto di vista della psicologia del lavoro e delle organizzazioni, i flussi comunicativi determinano l’identità professionale, la salute mentale e l’efficacia dei gruppi. La comunicazione efficace si fonda sulla qualità delle relazioni interpersonali e sulla strutturazione dei messaggi. Essa agisce come una risorsa lavorativa (job resource) in grado di ridurre lo stress e stimolare comportamenti proattivi. Una buona comunicazione favorisce la psychological safety; il leader e i colleghi praticano l’ascolto attivo e non giudicante, gli errori vengono comunicati apertamente e interpretati come opportunità di apprendimento, i lavoratori si sentono liberi di esprimere idee dissenzienti senza temere ritorsioni. Nelle organizzazioni che hanno una comunicazione efficace, i feedback sono specifici, tempestivi e orientati al comportamento, non alla persona; vengono valorizzati i successi attraverso i canali di comunicazione formali e informali e aumenta il senso di autoefficacia (self-efficacy) e motivazione intrinseca. E’ inoltre fondamentale che obiettivi e aspettative vengano esplicitati in modo bidirezionale, top-down e bottom-up; in questo modo si riduce l’ambiguità di ruolo, un fattore chiave nella prevenzione del burnout. La cattiva comunicazione si manifesta sia per difetto, sia per eccesso o distorsione. Essa rappresenta uno dei rischi psicosociali nei contesti organizzativi contemporanei. Silenzio organizzativo. I lavoratori scelgono intenzionalmente di trattenere informazioni, critiche o suggerimenti; tale silenzio è motivato dalla paura del conflitto o dall’eccessivo cinismo (“Tanto non cambia nulla”). In questo caso la leadership rimane isolata in una bolla cognitiva, incapace di correggere le storture. Sovraccarico informativo. Consiste nell’uso incontrollato di e-mail, chat aziendali e riunioni continue che rendono saturo le capacità cognitive. Questa situazione comporta la frammentazione dell’attenzione che riduce la qualità delle decisioni. Spesso succede che a causa di questo scenario, si azzerino i confini tra vita privata e vita lavorativa (work-life blurring). Comunicazione tossica…