Non è un problema di persone. È un problema di coordinazione.
Ci sono team composti da professionisti eccellenti che performano male. E ci sono team con risorse normali che funzionano in modo straordinario. Quando il talento non basta le aziende investono molto su competenze individuali. Meno spesso si chiedono: “come si passa il lavoro da una persona all’altra?” La coordinazione vive lì: nel passaggio; se quel passaggio è debole si perdono informazioni, si duplicano attività, si rallentano decisioni, cresce il conflitto inutile. Certamente non si può ridurre la coordinazione al mero passaggio di informazioni o ad una semplice sequenza di azioni sincronizzate; è il risultato di processi cognitivi e interpersonali complessi. La psicologia del lavoro definisce la coordinazione secondo i Shared mental models. Affinché un gruppo di lavoro funzioni, i membri devono possedere una rappresentazione mentale comune dei compiti e delle competenze altrui. ● Shared mental models dei compiti: conoscenza delle procedure e delle strategie. ● Shared mental models di squadra: comprensione delle debolezze, dei punti di forza e delle preferenze dei colleghi. Una scarsa coordinazione porta a molto sforzo, poca fluidità, bassa qualità della performance. La ricerca distingue tra due modalità di coordinazione tra le persone ( e dunque fra lavoratori): 1. coordinazione esplicita: basata sulla pianificazione e sulla comunicazione verbale; 2. coordinazione implicita: fa riferimento, per l’appunto, ai shared mental models che permettono ai lavoratori di anticipare le necessità dei colleghi senza scambi verbali diretti, riducendo il carico cognitivo in situazioni di alta pressione. Una coordinazione efficace riduce i conflitti all’interno del gruppo e ottimizza l’efficienza operativa; al contrario il “coordination loss”, ovvero perdita di coordinazione, degrada la qualità dell’output e rischia di aumentare le probabilità di burnout tra i lavoratori. Il successo della coordinazione è determinato da elementi psicologici chiave: ● transactive memory system (TMS): la consapevolezza di “chi sa cosa” all’interno del gruppo, aspetto che ottimizza la distribuzione dei carichi cognitivi. ● Sicurezza psicologica: libertà di comunicare errori, dubbi, senza timore di ricevere sanzioni, facilitando l’aggiustamento reciproco. ● Fiducia interpersonale: riduce la necessità di monitoraggio costante, accelerando i processi decisionali. La coordinazione non si nota quando funziona. Per questo viene sottovalutata, quando tutto scorre, sembra normale. La coordinazi…