Il problema non è quello che vedi. È quello che ancora non hai notato.

Le organizzazioni sono tradizionalmente rappresentate tramite diagrammi gerarchici e processi formalizzati. Tuttavia la psicologia del lavoro e delle organizzazioni dimostra che l’efficacia e il benessere all’interno di un’azienda dipendono fortemente da fattori psicosociali latenti. Le dinamiche invisibili rappresentano l’insieme delle relazioni, delle aspettative, delle ansie e dei meccanismi di difesa che si generano spontaneamente nei gruppi di lavoro. Per comprendere cosa accade sotto la superficie, è fondamentale fare riferimento a diversi approcci teorici che hanno segnato la storia della disciplina: ● la Teoria del campo di Kurt Lewin. Lewin ha introdotto il concetto di interdipendenza, un gruppo non è la semplice somma dei singoli individui, ma una totalità dinamica in cui il cambiamento di una parte modifica lo stato di tutte le altre. Il comportamento lavorativo è il risultato delle forze (spesso inconsce) presenti nel campo psicologico del gruppo stesso. ● L’approccio psicoanalitico di Bion. Secondo Bion, in ogni gruppo operano contemporaneamente due livelli: un gruppo di lavoro, orientato al compito razionale, e gli assunti di base. Nel livello degli assunti di base, il gruppo agisce mosso da dinamiche emotive primitive, come dipendenza, meccanismo attacco-fuga, accoppiamento; queste dinamiche possono ostacolare o distorcere il raggiungimento degli obiettivi organizzativi. ● La dinamica di ruolo e potere. All’interno di un gruppo si formano dei ruoli non ufficiali (ad esempio il leader informale, il capro espiatorio) che aiutano i membri a gestire ansie legate al lavoro. Comprendere queste dinamiche permette di evitare fenomeni negativi come il groupthink, dove il desiderio di armonia porta a decisioni irrazionali. Se le dinamiche invisibili non vengono lette, il team continua a compensare, fino a quando non può più farlo. Le dinamiche invisibili non esplodono, si accumulano. L’invisibile nei gruppi può manifestarsi sotto forma di: ● clima organizzativo e “voci di corridoio”: la comunicazione informale, le chiacchiere alla macchinetta del caffè durante la pausa per intenderci, è un indicatore potente del benessere lavorativo. ● Resistenza al cambiamento: in caso di ristrutturazioni aziendali, bisogna prestare molta attenzione a non minare l’identità sociale e le relazioni informali radicate nei gruppi. Quando la leadership aziendale si concentra solo su KPI, organigrammi e flussi di lavoro procedurali, ignora l’interfaccia emotiva e relaziona…